Non c'è alcun bisogno di ricercare il realismo, la verosimiglianza. La fotografia non ha bisogno di essere realistica, di veicolare l'idea di riprodurre la realtà, perché la realtà è essa stessa una produzione di senso, non è un senso originario. E non vi è alcun significato riferito al mondo al di fuori della mente, ma solo menti che creano un mondo pieno di senso. Perciò, che cosa mai la fotografia dovrebbe rappresentare?
Parlando della fotografia, alcune parole sono sbagliate: concetti come rappresentare o ri-produrre presuppongono un atto originario prima di venire al mondo. Qui sta l'errore.
Al contrario, la fotografia è l'apparizione del nuovo, è dia-phanein, "apparire attraverso", l'apparizione di fantasmi su una superficie sottile o virtuale; è teatro, illusione, sempre finzione.
Essa crea qualcosa di nuovo perfino quando non vorremmo crearla, perfino qualora premessimo accidentalmente il pulsante di scatto della nostra fotocamera. Anche in questo caso l'immagine risultante da un atto involontario mostrerebbe qualcosa che i nostri occhi non hanno visto, qualcosa che non c'era prima in quel posto o in quella scena. Pertanto, la fotografia è aggiunta alla "realtà", e quindi è sempre iper-realistica, una scelta alternativa alle nostre pupille. E' evocazione, etimologicamente una chiamata di ciò che viene da lontano. Una macchina fotografia possiede il potere di un medium.
Su questa esile soglia (un confine che è anche, nondimeno, un'interfaccia) fra il nostro mondo e un altro mondo visibile solo alla fotocamera, si verifica l'apparizione di una dimensione parallela; in un'immagine possiamo udire le voci degli oggetti.
Fotografare significa avere eyes wide shut (lett.: occhi aperti-chiusi, o apertamente chiusi).
L'atto di orientare la propria attenzione, del focalizzare il proprio sguardo con l'osservazione, e i correlati emozionali di questi atti possono essere tradotti in macchie di bianchi e di neri, in contrasti reciproci. Il risultato è una mappa di aree ciascuna delle quali possiede un suo proprio "peso", tale che il loro assemblaggio sia come un discorso formato da numerose parti tutte riferentesi le une alle altre.
Per questo un'immagine non abbisogna di imitare ciò che erroneamente chiamiamo "realtà". Sarebbe del resto terribilmente noioso averne un doppio tal quale. Esiste solo una costruzione che dà senso ad un'altra costruzione, che sicuramente ha senso.
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