- Analitico/sintetico: il primo è il più comune tipo di fotografia: è molto usato ad esempio in architettura, nelle cartoline, etc. Fornisce una descrizione di una parte del mondo vista attraverso un mirino. Il secondo appartiene spesso al fotogiornalismo, quando cioè un fotoreporter ha bisogno di convogliare all'interno di una singola immagine il senso di un contesto complesso. In entrambi i casi non viene però fornita alcuna informazione al di fuori di ciò che sta accadendo, o che si trova lì, nel mondo stesso.
- Organico: è organica l'immagine creata, inventata. Quando manca un fondale, una quinta, o non c'è scena. Non c'è azione reale, e il racconto è quindi del tutto arbitrario. Per esempio gli oggetti vengono ritratti separatamente e quindi assemblati in postproduzione. In tal caso la mente creativa può esercitare un potere assoluto nel costruire una realtà artificiale, e -scegliendo ciascun elemento della scena, come in un quadro- li collega gli uni agli altri. Non c'è niente di "intromesso", e perciò tutto è pregno di senso e coerente col tutto, essendo stato creato dalla mente.
- Diagnostico: un'immagine è correlata a ciò che essa rappresenta (o almeno diamolo per buono); potremmo affermare quindi che un'immagine sia il senso di una rappresentazione. Però anche una rappresentazione è legata a ciò che rappresenta, come un discorso ad un concetto. Ma cos'è la realtà in se stessa? Da cosa dipende? Generalmente la fotografia manca di una dimensione temporale intrinseca, a differenza del cinema: cosa c'è prima e dopo il momento in cui uno scatto viene fissato? Da dove viene il suo soggetto, e verso dove va? Questo è il nodo problematico di una scena, ed è il tentativo più difficile di catturare lo "spirito" delle cose dalle quali siamo circondati. Fare una diagnosi della realtà non equivale al descriverla (questo passaggio è implicito nell'anamnesi, la risposta alla domanda "da dove viene la realtà?"). Diagnosticare la realtà significa muoversi, come nella pratica medica, dal passato al futuro, dal manifesto all'invisibile. Ma ancora la diagnosi è un particolare tipo di descrizione: non è il modo in cui le cose sembrano essere (non investe il piano della rappresentazione), ma il modo in cui sono realmente in se stesse. Il protocollo medico consistente nella sequenza anamnesi-diagnosi-prognosi coincide con la pratica investigativa: da una varietà di elementi sparsi l'investigatore ricostruisce la trama della realtà, le dinamiche degli eventi, etc., in modo tale da essere in grado di parlare di ciò che egli non può vedere o conoscere perché non era presente lì quando i fatti si sono verificati, non essendo né la vittima né l'assassino. La fotografia diagnostica dovrebbe trasmettere attraverso le immagini ciò che rimane celato, ciò che le cose nascondono come un segreto. E' legata alla realtà ma non coincide con essa né la rappresenta affatto. La fotografia diagnostica riguarda il senso dell'esistenza di un soggetto attraverso lo scorrere del tempo, e getta un raggio di luce su ciò che gli occhi umani non possono vedere.
lunedì 9 febbraio 2009
Tre idee
Penso che vi siano principalmente tre tipi di fotografia, tre approcci nello scattare una foto (il che significa tre modi di dare senso alla realtà):
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